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La shopper IKEA che vogliamo oggi

La shopper IKEA che vogliamo oggi

Alla Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia, l’Intersessuofobia e la Transfobia, IKEA dedica una borsa-bandiera. Viva l’arcobaleno!

Più che una limited edition, un oggetto simbolo per far sentire la propria voce. Oggi, in occasione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia, l’Intersessuofobia e la Transfobia (IDAHOT) IKEA propone la sua iconica carrier bag in versione arcobaleno, all’interno del progetto #CASAPUOIESSERETU.


Un progetto che acquisisce un valore ancora più profondo in questo periodo di distanziamento sociale obbligato, dove il sogno di poter aprire la propria casa e il proprio cuore agli altri, abbattendo barriere e pregiudizi, si fa ancora più forte.

Ed ecco che ancora una volta l’iconica bag IKEA diventa la tela perfetta per tessere un racconto, gridare un’idea, riflettere insieme. La bag è disponibile in store ed e-commerce con il nome di STORSTOMMA e non vediamo l’ora di usarla per fare la spesa, ritirare il bucato, contenere i vasi in terrazzo e parlare d’amore e di diritti combattendo l’odio e la diffidenza attraverso la forza del colore.

 

Coronavirus, i negozi e le attività che riaprono da oggi

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Coronavirus, i prodotti alimentari più acquistati dagli italiani
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La “fase due” non è ancora iniziata. Ma, da oggi, come prevede il decreto della Presidenza del Consiglio, riparte qualche attività e riapre qualche negozio. Le regole, però, non sono valide in tutta l’Italia: ci sono diverse eccezioni regionali.

I negozi

È prevista la riapertura di librerie, cartolibrerie e negozi di abbigliamento per neonati e bambini. Ma non dappertutto: in Piemonte la ripresa di queste attività non è permessa. In Lombardia non è concessa la riapertura di librerie e cartolerie: la vendita di libri, quaderni e pennarelli “è consentita esclusivamente negli ipermercati e nei supermercati”, e possono riaprire “con le consuete regole relative a igiene e distanziamento, i negozi per la vendita di articoli per neonati e bambini”, mentre è confermata, fino al 3 maggio, “la chiusura degli alberghi (con alcune eccezioni: gli hotel utilizzati per la degenza dei malati), degli studi professionali (che proseguono l’attività in smart working, salvo eccezioni per particolari scadenze) dei mercati all’aperto e di tutte le attività non essenziali”. Anche in Emilia-Romagna, nelle province Piacenza e Rimini, a Medicina e nella frazione di Ganzanigo, rimangono “sospese le attività di commercio al dettaglio di carta, cartone e articoli di cartoleria, di libri, di vestiti per bambini e neonati”. In Lazio è stata posticipata l’apertura delle librerie al 20 aprile per dare il tempo agli esercenti di poter organizzare le misure di sicurezza. Nemmeno in Campania riaprono librerie e cartolerie, e i negozi di abbigliamento per bimbi potranno rimanere in attività solo due mattine alla settimana, il martedì e il venerdì, dalle 8 alle 14. La produzione e la consegna del cibo da asporto rimangono bloccate.

Le attività produttive

Hanno il permesso di riprendere: l’uso delle aree forestali e la silvicoltura, la fabbricazione dei computer, la cura e la manutenzione del paesaggio, le opere idrauliche, il commercio all’ingrosso di carta e cartone. Alle aziende che non possono lavorare è consentita «la spedizione della merce in giacenza, l’accesso ai locali aziendali di personale dipendente o terzi delegati per lo svolgimento di attività di vigilanza, attività conservative e di manutenzione, gestione dei pagamenti nonché attività di pulizia e sanificazione».

Le regole per chi riapre

I negozi e le aziende dovranno rispettare il distanziamento, provvedere alla pulizia due volte al giorno, all’aerazione naturale e al ricambio d’aria, rendere disponibili e accessibili i sistemi per la disinfezione delle mani accanto a tastiere, schermi touch e sistemi di pagamento, garantire l’uso di mascherine negli ambienti chiusi e dove non si può garantire il distanziamento e l’uso dei guanti «usa e getta» nelle attività di vendita di alimenti e bevande. Nei locali fino a quaranta metri quadrati potrà accedere una persona alla volta, oltre a due operatori (al massimo), mentre in quelli di dimensioni superiori l’ingresso è regolamentato in base agli spazi disponibili, e, dove possibile, i percorsi di entrata e di uscita vengono differenziati.

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Nascita e storia dei broccoli, dagli etruschi a oggi

Nascita e storia dei broccoli, dagli etruschi a oggi

Nascita e storia dei broccoli, l’ortaggio dalle straordinarie proprietà benefiche: dall’invenzione degli antichi romani alla diffusione in Europa, fino allo sbarco in America

Nell’ampissima varietà degli ortaggi “made in Italy”, uno particolarmente degno di interesse per via delle sue preziose proprietà nutritive è il broccolo, ovvero la varietà di cavolo notoriamente poco amato dai bambini. Questa verdura, vero e proprio toccasana per la nostra salute, è oggi diffusa in gran parte dell’Europa e del mondo, ma pochi sanno che ha avuto origine nel Sud Italia. Andiamo allora a scoprire le tappe principali della storia del broccolo, partendo dagli Etruschi e dagli antichi Romani e arrivando fino allo sbarco negli Stati Uniti.

Broccolo, l’ortaggio amato da Etruschi e antichi Romani

La famiglia dei cavoli, a cui il broccolo appartiene, era molto amata dagli Etruschi, che ne apprezzavano sia il gusto che le proprietà benefiche.
Questa antica civiltà di abili navigatori era infatti dedita alla coltivazione ed è grazie agli Etruschi e ai loro famosi commerci nel Mediterraneo che il cavolo arrivò anche ai Fenici, agli antichi Greci e alle popolazioni delle attuali isole della Sicilia, della Sardegna e della Corsica. Grandi amanti dei cavoli erano anche gli antichi Romani, tanto che il noto naturalista Plinio il Vecchio, a cavallo tra il 23 e il 79 d.C., scrisse di come questa civiltà usasse coltivarli e cucinarli. Proprio a loro va attribuito il merito della creazione della prima varietà di broccoli, detta broccolo calabrese, così come l’etimologia del termine che deriva dal latino brachium, ovvero braccio, ramo o germoglio. Si dice che i Romani usassero bollire i broccoli insieme a una miscela di spezie, cipolla, vino e olio (come testimoniato nei ricettari del gastronomo Apicio) o servirli accompagnati a salse cremose preparate con erbe aromatiche o vino, così come si racconta che usassero mangiarli crudi prima dei banchetti per far sì che l’organismo assorbisse meglio l’alcol.

Il superfood a forma di alberello che ha conquistato il mondo

La diffusione dei broccoli al di fuori del territorio italiano iniziò nel 1533, quando Caterina de’ Medici sposò Enrico II e introdusse questo prezioso ortaggio nella corte francese, di cui all’epoca facevano parte anche degli chef italiani. Dopo la Francia fu la volta dell’Inghilterra, dove i broccoli vennero soprannominati gli asparagi italiani, come menzionato nell’edizione del 1724 del Gardener’s Dictionary di Miller. In entrambi i paesi i broccoli divennero popolari con il passare del tempo, ma l’accoglienza iniziale non fu delle migliori, anche a causa dello sgradevole odore di zolfo che emanano durante la cottura. Nel 1922 due immigrati di Messina portarono i semi dei broccoli in California, dando vita alla prima piantagione nella città di San Jose, e contribuirono poi alla loro distribuzione anche in altre città. Negli Stati Uniti, al contrario dei paesi europei, questi ortaggi si affermarono rapidamente e con successo, e già negli anni 30 la loro popolarità era consolidata.

In tutto il mondo negli ultimi trent’anni, grazie ai nuovi metodi di cottura e alla nuove scoperte sui benefici per la salute, tra cui le proprietà antiossidanti che aiutano a prevenire alcune forme di cancro, il consumo dei broccoli è triplicato. Le varietà più conosciute e amate sono quella calabrese, dalla forma a rosetta, e il broccolo romanesco, noto per la sua forma piramidale con tante piccole rosette a spirali.

Foto: broccoli_Pixabay.jpg
Foto: storia dei broccoli_churl_Flickr.jpg

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