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ricette dall’archivio de La Cucina Italiana

ricette dall'archivio de La Cucina Italiana

La festa della mamma festeggiata attraverso le pagine del nostro giornale, una dolce riscoperta!

La Festa della mamma è un giorno dal sapore retrò, che permette di riscoprire quei valori di famiglia che sembrano a volte esser lasciati da parte nella corsa di tutti i giorni. Durante questo anno e mezzo di pandemia, però, si ha avuto modo di trascorrere più tempo in famiglia riprendendoci il nostro tempo perduto. Con tanta delicatezza verso chi questo giorno può essere solo un ricordo meno felice, desideriamo condividere dei momenti dantan dai nostri archivi per aggiungere un sorriso.

Festa della Mamma: quando?

La Festa della mamma è diffusa in tutto il mondo da tempo immemorabile. In Inghilterra, il Mother’s day si celebra fin dal XVII secolo, mentre negli Stati Uniti la festa fu introdotta ufficialmente nel 1914. Il 24 dicembre 1933, in Italia, il governo fascista istituì la Giornata della madre e del bambino per glorificare le tante mamme costrette a vivere il sacrificio supremo del figlio maschio per il bene della Patria. Bisognerà attendere gli anni 50 per poter vivere questa festa con la gioia e la serenità che le attribuiamo oggi.

Sulla nostra testata La Cucina Italiana, nato nel dicembre 1929, sono molte le tracce, e le ricette, che riconducono a questa meravigliosa festa, a partire dai numeri usciti prima della guerra. La Festa della mamma è festeggiata ufficialmente per la prima volta nel 1957 grazie a un sacerdote della provincia di Assisi. Dall’anno successivo, la festa entra di diritto nel calendario nazionale e si tiene nella seconda domenica di maggio, come avviene nel resto del mondo.

Anche se non è nelle abitudini degli italiani celebrare nella seconda domenica di maggio la Giornata della Madre come si fa invece ogni anno in America, non lasciamo passare anno, senza commemorare questo giorno convinte come siamo del valore altamente educativo di questa celebrazione, sicure che non sarà mai abbastanza messo in risalto agli occhi di tutti il dovere che ognuno ha di ricambiare con un mimino di slancio. Di riconoscenza, l’immenso generoso amore della madre. La Cucina Italiana, maggio 1957.

Sfogliate la photo gallery per una carrellata di ricette (sempre e solo dolci, solitamente con fragole e panna, belle da vedere e golosissime) e articoli dedicati alla festa più dolce dell’anno, scovati nell’archivio storico de La Cucina Italiana.

Brioche: 5 ricette deliziose per fare colazione a casa

Brioche: 5 ricette deliziose per fare colazione a casa

Se cappuccio e brioche sono diventati il vostro sogno ricorrente e desiderate una colazione che risvegli i sensi, provate subito queste ricette

La colazione al bar con cappuccio e brioche ci sembra oggi un miraggio, ma tranquilli presto torneremo a infastidire baristi con richieste impossibili, a sbriciolare soddisfatti sui tavolini, dando morsi generosi a cornetti farciti strabordanti di crema. Una chicca mattutina che bramiamo ormai da mesi, ed è venuto il momento di toglierci qualche sfizio, preparando una deliziosa colazione a casa.

La brioche tipo Kinder

Sì, sono proprio loro, le famose Kinder brioss, le merendine che hanno rallegrato colazioni e ricreazioni di milioni di bambini. Noi le abbiamo fatte in casa, ispirandoci alla ricetta originale e lasciandoci trasportare dai ricordi. Un soffice impasto lievitato da farcire con una delicata crema al latte, abbondate pure con la crema, tanto non dovete far scoppiare nessun sacchetto per gustarla e potrete apprezzare al massimo questa deliziosa brioche.

Crioche

Per anni abbiamo fatto confusione tra brioche, croissant e cornetto, chiamando indebitamento l’uno per l’altro, ma con questa ricetta non dovrete più preoccuparvi delle etichette. Stiamo parlando della crioche, praticamente un mezzo croissant, che rivela all’esterno tutti gli strati sfogliati delle varie piegature. Seguite i consigli di Marco Pedron, pasticcere del bistrot con caffetteria Cracco Café in Galleria, che ci ha regalato questa fantastica ricetta

Pan brioche al forno con ricotta e lamponi

Il pan brioche è un grande classico della pasticceria francese, un impasto lievitato super versatile, per colazioni dolci e salate, merende e aperitivi. Profumato, soffice e fragrante, noi lo abbiamo preparato come fosse un pane in cassetta e poi arricchito con ricotta e lamponi. Decidete voi forma e abbinamenti, e se non avete tempo per preparare l’impasto potete riciclare pancarré, pane e dolci lievitati avanzati e realizzare la ricetta in un lampo. Provatela anche in versione salata con mozzarella, pomodorini ed erbe aromatiche.

Brioche farcite con crema di marroni

Se vi piace creare dolcetti belli, buoni e giocosi non perdetevi la ricetta di queste briochine. Due impasti, uno bianco base e l’altro più scuro con l’aggiunta di cacao, fatti lievitare, stesi e “coppati” a formare tanti dischi colorati, da posizionare a raggiera a formare un simpatico tendone da circo, sulla cui sommità abbiamo aggiunto un ciuffo di crema di marroni.
Potete utilizzare i due impasti colorati per altre varianti, ad esempio delle girelle dolci, vi basterà stendere un impasto sopra l’altro, arrotolarli, tagliare delle rotelle e creare delle fantastiche chiocciole a spirale. Buon divertimento!

Fagottini di brioche con gianduia

Per i più golosi della famiglia, finalmente un po’ di cioccolato. L’impasto base segue i soliti passaggi, lasciato lievitare, viene poi piegato e sfogliato e infine ripiegato in 3 così da ottenere dei fagottini voluminosi. Noi li abbiamo farciti con generosa ganache al cioccolato gianduia, ma anche marmellata o una classica crema pasticciera andranno benissimo. Che cosa state aspettando? Mettetevi all’opera con le nostre ghiotte ricette.

Se siete di Milano e volete concedervi una vera colazione, come quella del bar ma a casa vostra, scoprite il nuovo servizio di food delivery fornito da La Scuola de La Cucina Italiana, in collaborazione con Deliveroo. Per colazione la nostra proposta si chiama “Gialla e rossa”, la brioche con  crema di limoni biologici di Sorrento e frutti rossi.

i menu dei grandi ristoranti in carta artigianale

i menu dei grandi ristoranti in carta artigianale

Dall’incontro tra Riccardo Camanini e una start-up sul Garda bresciano è nata una storia incredibile: sono sempre più numerosi i locali di livello che chiedono a Toscolano Paper di produrre una carta sartoriale, con gli elementi più diversi

Fa sorridere che nel successo di Toscolano Paper – start-up che sta rivoluzionando la visione dei menu nell’alta cucina e della carta artigianale – un mattone l’abbia portato un articolo del “Corriere della Sera” di Brescia, in una domenica agostana del 2014. Raccontando delle nuove realtà lacustri, ecco che nella stessa pagina si parla di due ragazzi di Toscolano Maderno e del talentoso Riccardo Camanini, che uscito dalla lunga avventura di Villa Fiordaliso, decide di aprire Lido 84 a Gardone Riviera. «Il giorno seguente ci siamo chiamati ed è nata la nostra collaborazione. Riccardo è stato il nostro primo cliente e dall’incontro ci si è aperto un mondo», ricorda Filippo Cantoni, classe ’88 e “mercante” dell’azienda, come ama definirsi. Il socio dell’avventura è il concittadino Marco Castellini, tre anni più giovane: è mastro cartaio, ultimo (e nuovo) erede di una tradizione che fece della Valle delle Cartiere un agglomerato pre-industriale al servizio della Serenissima. Un solo dato: tra fine ‘600 e inizio del ‘700 c’erano una cinquantina di cartiere con 2mila addetti e 400 specialisti, famosi nel Mediterraneo e in Europa. Il motivo principale: il microclima di questo tratto del Garda bresciano, perfetto per fare asciugare la carta in una notte, quando in altre zone è necessaria una settimana.

Due anni di studio e prove

L’aspetto più sorprendente è che Cantoni e Castellini sono diventati cartai strada facendo: il primo si è laureato in scienze forestali a Padova, il secondo era ragioniere sino al momento in cui decisero di partecipare a un bando della Fondazione Telecom Italia a favore dell’artigianato. Intorno a Natale 2013, scoprono di avere un budget per iniziare. «Non ci speravamo, ma avevamo fatto un progetto dove usciva la volontà di fare “qualcosa” legato fortemente al territorio e alla sua storia in chiave moderna. Per i due anni seguenti, abbiamo impegnato giorni e notti per imparare il lavoro da zero e solo nel 2016 abbiamo stampato il primo foglio della nostra carta artigianale», spiega Castellini. Oggi che Venezia non è più capitale del libro e la carta si fa industrialmente – vedi il grande sito sul lago, a cinque minuti di strada – si doveva trovare un’alternativa per fare bene. Ed ecco l’idea vincente. «Un prodotto unico, costoso, non poteva che guardare ai “mercati della bellezza”, come li chiamiamo. Che comprendono gli eventi, la ristorazione di qualità e nell’ultimo biennio il packaging di alto livello».

Canne, fieno e foglie per la carta artigianale

Ed ecco i menu sartoriali per Camanini, all’insegna di una forte matericità, ottenuta attraverso tre distinti procedimenti di raffinazione, praticamente una sintesi della storia della carta italiana: dall’avorio, al poco raffinato, al molto raffinato. Per lo chef iseano, i ragazzi stanno sperimentando in questi giorni un processo diverso, ottenuto facendo marcire canne del parco del Mincio, fiume emissario del Garda. Perché il bello è proprio lavorare su elementi caratterizzanti. Tanto per fare qualche esempio: i fratelli Papa del Gaudio – per richiamare la Bassa dove sorge il ristorante – hanno portato i teli di lino utilizzati per dare forma alle cagliate e il veneto Alessandro Dal Degan ha voluto una carta a base di fieno per La Tana. Se l’orgoglio non può che essere la collaborazione con la famiglia Cerea soprattutto per gli eventi, il nuovo gioiello di Toscolano Paper è una busta con il logo di Villa Feltrinelli che sarà regalata agli ospiti con stampato il menu dell’esperienza curata da Stefano Baiocco. È realizzata in eco-printing, con le foglie raccolte nei famosi giardini del Grand Hotel di Gargnano: la clorofilla cede lentamente e lascia l’impronta della foglia. Sembra facile, ma ci sono voluti sei mesi per capire quali piante servissero all’operazione e quali no.

Marchesi la voleva con lo zafferano

Nel momento d’oro, l’unico rammarico è per un lavoro non concluso. Correva il 2016, quando Gualtiero Marchesi venne sul Garda perché stava girando per Regione Lombardia un reportage sulle eccellenze gastronomiche. Era ospite del vicino Grand Hotel Fasano, altra struttura con la quale Toscolano Paper collabora: «Ha voluto visitare la cartiera, poi è tornato altre tre volte e con lui abbiamo ideato una carta speciale, che avrebbe voluto utilizzare per il ristorante in Piazza della Scala. Ci portò personalmente dello zafferano da miscelare con la cellulosa: avevamo valutato due carte con differenti intensità di profumo e colore, lui non voleva che i pistilli rimanessero nella trama». Poi il Maestro venne a mancare. «Ma quella carta è rimasta nel nostro laboratorio. Un paio di anni fa ci siamo visti con Paolo Lopriore per riprendere l’idea, ma è arrivato il Covid e la cosa per ora si è fermata. Sarebbe bellissimo portarla a termine, lo scriva». Fatto.

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