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» Spaghetti cacio pepe e piselli

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Innanzitutto sbollentate i piselli per 2-3 minuti in acqua bollente, quindi scolateli e ripassateli velocemente in padella con sale e olio.
Nel frattempo calate la pasta, scolatela a metà cottura (conservando l’acqua di cottura) e aggiungetela ai piselli insieme a un po’ di acqua di cottura per farla finire di cuocere.

Create una cremina con 100 g dell’acqua di cottura della pasta, il pecorino e pepe a piacere.

Aggiungete la crema di pecorino alla pasta, mantecate bene e aggiustate di sale.

Gli spaghetti cacio pepe e piselli sono pronti, serviteli subito.

Cosa mangiare per dormire bene: 6 ricette

Cosa mangiare per dormire bene: 6 ricette

Il cibo influisce sulla serenità delle nostre notti. Una esperta nutrizionista spiega perché e ci accompagna con saggi consigli dalla cucina ai guanciali

Cosa mangiare per dormire bene? Per rispondere a questa domanda ci siamo affidati ai consigli di Eliana Liotta, scrittrice, giornalista e divulgatrice scientifica. E alle ricette contro l’insonnia pensate appositamente dai nostri chef: le trovate nella gallery in alto!

Cosa mangiare per dormire bene?

«Un campo che ha riposato dà un raccolto abbondante», scrisse Ovidio. Vale anche per noi. Quando la coscienza cede e sprofonda nel mistero del sonno, il cervello si disintossica. Ripulisce cumuli di spazzatura chimica, puntella le informazioni apprese di giorno. Ma per dormire bene bisogna mangiare bene.

Come spiego anche nel mio libro Prove di felicità, nato in collaborazione con l’Università e l’ospedale San Raffaele di Milano, la possibilità di abbandonarci serenamente alla notte dipende anche da una serie di composti che assumiamo a tavola, come fossero mattoncini molecolari necessari per erigere i pilastri delle nostre disposizioni d’animo.

Produciamo due ormoni, in particolare, che favoriscono il rilassamento: la melatonina, che regola il ritmo sonno-veglia, e la serotonina, detta neurotrasmettitore della gioia. Per fabbricarle è necessaria una sostanza che il nostro organismo non sintetizza e che si deve assumere con l’alimentazione. Si chiama triptofano e altro non è se non un tassello delle proteine, un amminoacido. Dove si trova questa sorta di sonnifero naturale? Nella frutta a guscio, in primis gli anacardi e i pistacchi, nei legumi, nel pesce, nel latte e nei formaggi, nella carne bianca. Non solo, nel tripudio festoso di molecole che convivono nel cacao. Il cioccolato è un happyfood, sotto ogni punto di vista un cibo che rende felici il palato e i neuroni. Contiene il ferro, essenziale per la costruzione della serotonina, e fornisce anche carboidrati e vitamine del gruppo B, che facilitano l’assorbimento del triptofano. È il fondente, almeno al 70%, a essere salutare per il cuore, oltre che per il piacere di vivere.

Cosa mangiare per dormire bene… e quando?

Intendiamoci, non sto parlando di ingredienti che vanno assunti come fossero farmaci, prima di stendersi a letto: l’organismo ha bisogno del suo tempo per costruire le molecole del relax. Le sostanze implicate nella biochimica del riposo vanno assunte nei vari pasti, servite sul grande vassoio tramandato dalla tradizione, la dieta mediterranea. Questo regime alimentare, che è una gloria italica ed è patrimonio dell’umanità, si basa sul consumo prevalente e quotidiano di frutta, verdura, cereali (meglio integrali o semintegrali) e prevede un consumo ridotto di carne e moderato di latticini in favore del pesce e dei legumi come fonti proteiche. L’olio extravergine di oliva è il condimento principale. Basterebbe seguire le abitudini degli antichi per ricavare i micronutrienti della buona notte: le vitamine del gruppo B (per esempio, nei broccoli), il magnesio (dai semi di zucca alle verdure verdi), due minerali implicati nel rilassamento neuro-muscolare quali il potassio (sovrano in frutta, funghi e ortaggi) e il selenio (dai cereali integrali alle patate arricchite).
Importanti anche le regole del quando e del quanto: non sedersi a tavola tardi la sera, per avere il tempo di digerire prima di coricarsi, e non appesantirsi. Cena frugale e sogni d’oro.

Allora, cosa mangiare per dormire bene? La risposta è nella gallery in alto, con ben 6 ricette pensate dai nostri chef che vi permetteranno di inserire gli ingredienti giusti nel vostro menu, senza rinunciare al gusto.

Testi di Eliana Liotta

i menu dei grandi ristoranti in carta artigianale

i menu dei grandi ristoranti in carta artigianale

Dall’incontro tra Riccardo Camanini e una start-up sul Garda bresciano è nata una storia incredibile: sono sempre più numerosi i locali di livello che chiedono a Toscolano Paper di produrre una carta sartoriale, con gli elementi più diversi

Fa sorridere che nel successo di Toscolano Paper – start-up che sta rivoluzionando la visione dei menu nell’alta cucina e della carta artigianale – un mattone l’abbia portato un articolo del “Corriere della Sera” di Brescia, in una domenica agostana del 2014. Raccontando delle nuove realtà lacustri, ecco che nella stessa pagina si parla di due ragazzi di Toscolano Maderno e del talentoso Riccardo Camanini, che uscito dalla lunga avventura di Villa Fiordaliso, decide di aprire Lido 84 a Gardone Riviera. «Il giorno seguente ci siamo chiamati ed è nata la nostra collaborazione. Riccardo è stato il nostro primo cliente e dall’incontro ci si è aperto un mondo», ricorda Filippo Cantoni, classe ’88 e “mercante” dell’azienda, come ama definirsi. Il socio dell’avventura è il concittadino Marco Castellini, tre anni più giovane: è mastro cartaio, ultimo (e nuovo) erede di una tradizione che fece della Valle delle Cartiere un agglomerato pre-industriale al servizio della Serenissima. Un solo dato: tra fine ‘600 e inizio del ‘700 c’erano una cinquantina di cartiere con 2mila addetti e 400 specialisti, famosi nel Mediterraneo e in Europa. Il motivo principale: il microclima di questo tratto del Garda bresciano, perfetto per fare asciugare la carta in una notte, quando in altre zone è necessaria una settimana.

Due anni di studio e prove

L’aspetto più sorprendente è che Cantoni e Castellini sono diventati cartai strada facendo: il primo si è laureato in scienze forestali a Padova, il secondo era ragioniere sino al momento in cui decisero di partecipare a un bando della Fondazione Telecom Italia a favore dell’artigianato. Intorno a Natale 2013, scoprono di avere un budget per iniziare. «Non ci speravamo, ma avevamo fatto un progetto dove usciva la volontà di fare “qualcosa” legato fortemente al territorio e alla sua storia in chiave moderna. Per i due anni seguenti, abbiamo impegnato giorni e notti per imparare il lavoro da zero e solo nel 2016 abbiamo stampato il primo foglio della nostra carta artigianale», spiega Castellini. Oggi che Venezia non è più capitale del libro e la carta si fa industrialmente – vedi il grande sito sul lago, a cinque minuti di strada – si doveva trovare un’alternativa per fare bene. Ed ecco l’idea vincente. «Un prodotto unico, costoso, non poteva che guardare ai “mercati della bellezza”, come li chiamiamo. Che comprendono gli eventi, la ristorazione di qualità e nell’ultimo biennio il packaging di alto livello».

Canne, fieno e foglie per la carta artigianale

Ed ecco i menu sartoriali per Camanini, all’insegna di una forte matericità, ottenuta attraverso tre distinti procedimenti di raffinazione, praticamente una sintesi della storia della carta italiana: dall’avorio, al poco raffinato, al molto raffinato. Per lo chef iseano, i ragazzi stanno sperimentando in questi giorni un processo diverso, ottenuto facendo marcire canne del parco del Mincio, fiume emissario del Garda. Perché il bello è proprio lavorare su elementi caratterizzanti. Tanto per fare qualche esempio: i fratelli Papa del Gaudio – per richiamare la Bassa dove sorge il ristorante – hanno portato i teli di lino utilizzati per dare forma alle cagliate e il veneto Alessandro Dal Degan ha voluto una carta a base di fieno per La Tana. Se l’orgoglio non può che essere la collaborazione con la famiglia Cerea soprattutto per gli eventi, il nuovo gioiello di Toscolano Paper è una busta con il logo di Villa Feltrinelli che sarà regalata agli ospiti con stampato il menu dell’esperienza curata da Stefano Baiocco. È realizzata in eco-printing, con le foglie raccolte nei famosi giardini del Grand Hotel di Gargnano: la clorofilla cede lentamente e lascia l’impronta della foglia. Sembra facile, ma ci sono voluti sei mesi per capire quali piante servissero all’operazione e quali no.

Marchesi la voleva con lo zafferano

Nel momento d’oro, l’unico rammarico è per un lavoro non concluso. Correva il 2016, quando Gualtiero Marchesi venne sul Garda perché stava girando per Regione Lombardia un reportage sulle eccellenze gastronomiche. Era ospite del vicino Grand Hotel Fasano, altra struttura con la quale Toscolano Paper collabora: «Ha voluto visitare la cartiera, poi è tornato altre tre volte e con lui abbiamo ideato una carta speciale, che avrebbe voluto utilizzare per il ristorante in Piazza della Scala. Ci portò personalmente dello zafferano da miscelare con la cellulosa: avevamo valutato due carte con differenti intensità di profumo e colore, lui non voleva che i pistilli rimanessero nella trama». Poi il Maestro venne a mancare. «Ma quella carta è rimasta nel nostro laboratorio. Un paio di anni fa ci siamo visti con Paolo Lopriore per riprendere l’idea, ma è arrivato il Covid e la cosa per ora si è fermata. Sarebbe bellissimo portarla a termine, lo scriva». Fatto.

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