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Anna in Casa: ricette e non solo: Madeleine al cacao

Anna in Casa: ricette e non solo: Madeleine al cacao

Quest’anno sono in ritardo sulla mia solita tabella di marcia delle pulizie di primavera. Gli eventi degli ultimi mesi mi hanno fatto trascurare un po’ la casa ed ora sto cercando, tra una corsa e l’altra, di rimettermi in pari. 

Con i lavori più impegnativi e pesanti, direi che sono già a buon punto, mi mancano ancora le ante e gli infissi da passare con l’olio protettivo e il garage, da rassettare.

Certo il caldo non mi aiuta molto, ma quando mi metto in testa qualcosa, vado dritta alla meta e la mia è quella di finire tutto entro giugno.

Comunque nonostante le giornate piene, il tempo per preparare un dolcetto lo trovo sempre. 

Qualche giorno fa ho provato questa dolce ricetta di Loredana

Ingredienti

140 g di farina
2 uova
100 g di zucchero
40 ml di latte
60 g di burro
3 cucchiai di cacao amaro
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 cucchiaino di lievito per dolci

Preparazione

In un pentolino fondere il burro nel latte e lasciare raffreddare.
In una ciotola montare le uova con lo zucchero e quando sono bianche e spumose, aggiungere il latte con il burro, mescolando di continuo.
Aggiungere l’estratto di vaniglia ed infine unire la farina, precedentemente setacciata con il cacao e il lievito.
Mescolare bene e coprire la ciotola con pellicola trasparente e mettere in frigorifero per un’ora (questo favorirà la formazione della cupoletta nella prima fase della cottura).
Scaldare il forno a 200°C e oliare leggermente lo stampo da madeleine.
Riempire con l’impasto le forme dello stampo per 2/3 e mettere di nuovo in frigorifero il composto in avanzo.
Infornare e dopo 5 minuti (la cupoletta tipica delle madeleine si sarà già gonfiata) abbassare la temperatura a 170°. Cuocere per altri 5 minuti.
Togliere dal forno e fare raffreddare leggermente prima di sformare i dolcetti.
Riportare la temperatura del forno a 200°C, riempire di nuovo le cavità dello stampo con l’impasto freddo e procedere alla cottura come indicato precedentemente.
Una volta completamente fredde, cospargere le madeleine con zucchero a velo.

    1. Coprite la ciotola con la pellicola e lasciate riposare l’impasto in frigo per un’ora. Nel riposo in frigo è proprio il segreto per far gonfiare le Madeleine in forno e far formare la classica cupoletta per lo shock termico del passaggio dell’impasto freddo nel forno caldo. Preriscaldate il forno a 200°. Oliate uno stampo da madeleine e riempite ogni cavità per 2/3 con il composto appena estratto dal frigo.

    2. Trasferite lo stampo nel forno caldo e dopo 5 minuti di cottura (in pochissimi minuti si gonfieranno formando la cupoletta), abbassate la temperatura a 170° e proseguite la cottura per altri 5 minuti. Lasciate raffreddare le Madeleine al cioccolato leggermente, sformatele e decoratele a piacere con lo zucchero a velo. Durante la cottura tenete il composto rimasto per prepararne altre sempre in frigo.


» Torta di mandorle – Ricetta Torta di mandorle di Misya

Misya.info

In una ciotola unite le due farine, il lievito e la buccia di limone.
In un’altra ciotola, unite yogurt e burro fuso intiepidito.

A parte, montate le uova intere con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso.
Unite prima il composto di yogurt e poi le farine, amalgamando fino ad ottenere un impasto omogeneo.

Versate il composto nello stampo rivestito di carta forno e cuocete per circa 40 minuti in forno ventilato preriscaldato a 180°C.

Una volta pronta, fate raffreddare completamente la la torta di mandorle, quindi decorate con zucchero a velo e mandorle a lamelle.

Luca Dessì e lo straordinario risotto della Marsica

Luca Dessì e lo straordinario risotto della Marsica

Uno chef temerario, la tranquillità di un piccolo paese montano e la scelta di usare solo ingredienti di stagione. Tre ottime ragione per andare a mangiare il risotto alla Locanda dell’Arco

Può un piccolo borgo incastrato fra i monti della Marsica diventare una destinazione per appassionati di risotto?

La sfida dello chef

La scommessa è stata vinta da Luca Dessì, piemontese di Vercelli, nato «in mezzo al mare di quadretti (così definiva le risaie un suo amico d’infanzia, ndr) da padre sardo e mamma abruzzese. Qualche anno fa si è avventurato nella ristrutturazione di due stalle nel centro storico di Rosciolo, frazione di Magliano dei Marsi, a pochi chilometri dall’uscita autostradale Pescara-Roma. Per i turisti della domenica e per gli escursionisti, Rosciolo è uno dei punti di partenza del “Cammino dei Briganti”, percorribile a tappe, a quote medie (fra gli 800 e i 1.300 metri) tra la Valle del Salto e le pendici del Monte Velino.
Ma qui, le montagne abruzzesi custodiscono anche splendidi esempi di arte medievale come la chiesa di Santa Maria in Valle Polcraneta, costruita intorno al Mille e legata ai misteri dei Cavalieri Templari.

Risotto di Dessì a Rosciolo.

Il ristorante e le sue specialità

Familiare, accogliente, originale: così Luca Dessì definisce la sua Locanda dell’Arco, persa fra i vicoli di Rosciolo in un’atmosfera fuori dal tempo. «Ho fatto la gavetta da Paolo Talarico, Il Paolino, dell’omonima trattoria a Vercelli, ed è lì che ho affinato la mia passione per i risotti», racconta lo chef. «Il più richiesto è in assoluto il Carnaroli zafferano e liquirizia (quella abruzzese di Atri, Menozzi De Rosa, ditta fondata nel 1836, ndr), seguito dal risotto al radicchio, salsiccia e riduzione dolce di Montepulciano. Per quanto possibile, cerco di seguire la stagionalità dei prodotti: ad aprile, per esempio, ho avuto in carta un risotto con morchelle (tipo di funghi, ndr), pecorino e pepe dopodiché il tempo mi ha tradito e voilà, le morchelle sono finite e si è tornati a materie prime più facili da reperire. Non sono un cuoco che ha in carta i porcini tutto l’anno».
Per non far torto a nessuno, Dessì usa parimenti eccellenze abruzzesi, come gli ortaggi del Fucino, l’olio extravergine di oliva, la cacciagione, lo zafferano, e piemontesi, come il riso Acquerello della Tenuta Colombara di Livorno Ferraris in provincia di Vercelli, il Baldo della riseria Re Carlo di Albano Vercellese. «Entrambi tengono bene la cottura: tostatura media per il Carnaroli, un po’ più lunga per il Baldo, che lascio al dente e che ha la caratteristica di assorbire in maniera eccellente i condimenti», spiega lo chef.
La ricetta del cuore? «Risotto zafferano e liquirizia, sintesi perfetta fra Abruzzo e Piemonte». Quella di stagione? «Risotto con asparagi selvatici in crema d’uovo, pecorino e pepe. Un mix che forse mette il riso in secondo piano. Una sorta di carbonara di montagna».

Rosciolo, la chiesa.
Rosciolo, la chiesa.

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