Tag: Dolci

10 ricette light per questa sera

10 ricette light per questa sera

Avete esagerato a pranzo e state pianificando di saltare la cena? Mossa sbagliata: ecco le nostre ricette light e semplici che vi nutriranno senza appesantirvi

Il pranzo è stato buono, affollato ed esagerato. E vi siete pentiti un po’. Era necessario mangiare così tanto? Quanto tempo dovrà passare prima che il vostro stomaco torni a brontolare? Non possiamo saperlo e tornare indietro è impossibile. Per rimediare, non resta che bilanciare l’apporto calorico della giornata con una cena leggera che ci permetta di non andare a dormire a stomaco vuoto, ma che allo stesso tempo non ci faccia sentire ancora più appesantiti (e nauseati). Ecco allora la nostra mini selezione di ricette light (così dovrete faticare troppo a scegliere quella perfetta) e 5 consigli che vi saranno utili per la prossima abbuffata.

Il menu, una questione matematica

Alla base di una mangiata esagerata, troviamo spesso un menu studiato male. La volontà di tutti di preparare qualcosa, le sovrapposizioni e la paura di non aver cucinato abbastanza cibo ci portano spesso a servire nelle grandi occasioni una quantità eccessiva di portate. 4 antiapsti, 3 primi piatti, due secondi e una tavola imbandita di dolci sono una proposta che metterebbe in ginocchio anche i mangiatori più allenati. Se poi ci mettiamo il fatto che mangiare in copagni ci fa spesso perdere il controllo su quello che ingurgitiamo. La mossa migliore per evitare di spingerci così oltre, è quella di pianificare le portate con equilibrio e misura. Potranno essere un po’ di più rispetto al solito, ma è preferibile non eccedere e provare a pensare a un menu il più possibile morigerato. In presenza di molti antipasti ad esempio, accontentiamoci di proporre un solo primo piatto.

Diamoci tempo

Uno dei modi migliori per capire quando è il caso di smettere di mangiare è consumare i pasti lentamente. Nelle occasioni di festa, approfittiamone per conversare con gli altri commensali e diamo al nostro stomaco tutto il tempo per capire a che punto siamo con il senso di sazietà. Meglio alzarsi con ancora un po’ di fame piuttosto che sentirsi esplodere!

Occhio alle quantità

Se volete assaggiare di tutto un po’, fate in modo che i vari assaggi, sommati, compongano un pasto ordinario. Per esserne sicuri, chiedete mezza porzione di ogni pietanza, sarete sempre in tempo per chiedere un bis!

No agli extra

Se fate parte di quella categoria che ama follemente pane, grissini, taralli e focaccine, state attenti. Potreste infatti occupare tutto lo spazio del vostro stomaco con questi alimenti che tenderanno inoltre a dare un senso di gonfiore durante la digestione. Meglio dosarli a inizio pasto, prendendone una piccola quantità che disporrete accanto al vostro piatto. In questo modo non rischierete di perdere il controllo sui numeri di pezzi di pane ingeriti.

Nel bicchiere

Consumare grandi quantità di cibo mette alla prova il nostro stomaco e a peggiorare la situazione possono intervenire bevande gassate, vino e birra. Dosateli dunque per evitare di essere sopraffatti dalla nausea e concedetevi qualche bicchiere solo per brindare!

Ma visto che oggi è tardi per prevenire… curiamo! Nella gallery qui sotto le nostre ricette light per bilanciare un pranzo troppo impegnativo (e ritrovare il gusto dei piatti leggeri).

Sfoglia la gallery

» Pane al miele – Ricetta Pane al miele di Misya

Misya.info

mettete in una ciotola ampia tutti gli ingredienti secchi: farina, lievito, zucchero e spezie e mescolate.
Riscaldate brevemente il miele (nel microonde o a bagnomaria) per renderlo più fluido, versatelo nella ciotola e mescolate.
Quindi aggiungete prima le uova, uno per volta e poi il latte caldo.

Dovrete ottenere un impasto denso e omogeneo.

Versate il composto nello stampo rivestito di carta forno (o imburrato e infarinato) e cuocere per 45 minuti circa a 160°C in forno ventilato NON preriscaldato.
Una volta cotto, fate raffreddare completamente prima di sformarlo.

Il pane al miele è pronto, ma se attenderete qualche ora prima di mangiarlo sarà ancora più buono!

I segreti del pollo di Giannasi. Una storia di famiglia e amore per il lavoro

I segreti del pollo di Giannasi. Una storia di famiglia e amore per il lavoro

La vita e i polli di Giannasi. Ieri, oggi e domani del chiosco-rosticceria più amato dai cittadini milanesi

C’è una cosa che distingue i veri conoscitori di Milano: aver mangiato almeno una volta nella vita il pollo allo spiedo di Giannasi. Ma come si fa a mangiare una volta sola il pollo allo spiedo più buono della città? Eppure qui non si tratta solo di gusto, perché questo piccolo chiosco in piazza Buozzi (zona Porta Romana) è ormai un pezzo della storia di Milano, un emblema che ben rivela i cambiamenti delle nostre abitudini alimentari. Inoltre, in un’era in cui tutti tendono a ingrandirsi, ad ampliare le proprie sedi o ad aprirne di nuove, Giannasi non si muove dalla sede originaria, come recita l’insegna dal 1967. Forse perché bisogna avere un animo grande per riuscire a pensare e a pensarsi in piccolo. Ed è esattamente ciò che questo uomo di una volta, magro magro, sempre con un cappello in testa, alto poco più di un metro e sessanta, premiato con l’Ambrogino d’oro, è riuscito a fare.

Giannasi: tutto è iniziato così

Dorando Giannasi nasce in Emilia, a Civago e non hai mai perso la sua eleganza. Non ancora maggiorenne raggiunge la sorella Graziella a Milano, dove lavorava come aiutante in una polleria in via Teodosio, nel quartiere di Lambrate. Ai tempi, però, vendevano solo polli crudi, perché ancora non si usava cuocerli. Dorando inizia a lavorare con la sorella, come garzone presso la stessa famiglia, che nel giro di pochi anni si prende cura di loro come se fossero figli. «Ricordo molto bene l’impatto con questa città: all’inizio non riuscivo a chiudere occhio, poiché mi sono trovato catapultato da un crinale dove regnava il silenzio, a un ambiente un po’ disagevole per me, se non fosse stato poi per come siamo stati accolti dai nostri padroni, ovvero dalla famiglia Muccioli». Finché un giorno Lucia e Umberto Muccioli decisero di ritirarsi e di vendere la polleria di via Teodosio.

La svolta del 1967

Ma i signori Muccioli avevano visto Dorando e Graziella crescere, fin da piccoli. E per questo non li avrebbero mai lasciati su una strada, senza lavoro. Così decisero di aiutare i due fratelli, scegliendo, comprando e ristrutturando per loro l’attuale chiosco in piazza Buozzi. «Era il 1967 e ci dissero: quando potrete ci restituirete i soldi. E così facemmo io e mia sorella». Per vent’anni hanno lavorato sodo, pagando tutti i loro debiti e vendendo solo ed esclusivamente polli crudi, un po’ di selvaggina e qualche coniglio. Il lavoro è sempre aumentato, finché le abitudini alimentari non hanno iniziato a cambiare e loro ne sono stati tra i primi testimoni.

Da 100% crudo a 100% cotto

Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio le esigenze dei consumatori sono cambiate: prima con la richiesta anche di carni rosse, di bovino e suino, che i Giannasi hanno subito prontamente aggiunto; poi con la fast life, che ha rivoluzionato completamente le abitudini alimentari. La gente ha iniziato a cucinare meno e a consumare sempre di più cibi già pronti. Così loro hanno avuto l’intuizione di stare al passo coi tempi, riducendo sempre di più i polli crudi e aumentando quelli cotti allo spiedo. Solo che tutto è avvenuto nel giro di pochissimo tempo e in soli 10 anni sono passati dal 100% di pollo crudo al 100% di pollo cotto, allo spiedo e sempre in abbinamento con le patate al forno: «Raramente abbiamo venduto polli senza patate».

I segreti per un pollo allo spiedo perfetto

In passato c’erano molte più rosticcerie, che si distinguevano soprattutto per il pollo allo spiedo, simbolo per eccellenza, amato da quasi tutti. «È un coeur business», spiega Dorando che, come abbiamo visto, si tiene sempre aggiornato. Così i fratelli Giannasi sono andati da vari colleghi rosticceri per imparare a prepararlo alla perfezione, ma nessuno li soddisfaceva pienamente. Finché, dopo prove e riprove, hanno trovato la loro versione: un personalissimo mix segreto di spezie e sale, che è un elemento fondamentale; un peso fisso di 1 kg di pollo (che dopo due ore di cottura diventa 750 g circa) da mangiare solitamente in due a € 4,50, prezzo ancora molto popolare; e la provenienza, sempre Aia. Il massimo che la loro struttura consente di preparare è di 1350 polli al giorno, apice che raggiungono durante le belle giornate, a metà primavera, o il sabato a pranzo; mentre la media è di circa 5mila polli a settimana. Non hanno mai pensato di ampliarsi o cambiare sede, e forse questo è un altro dei loro segreti: altrimenti Giannasi non sarebbe stato quello che è stato, quello che ha rappresentato per almeno tre generazioni, dando un senso familiare a chiunque passasse per quell’incrocio di piazza Buozzi.

Giannasi oggi

Dorando Giannasi oggi ha 23 dipendenti, tra cui sua figlia Paola che continua la tradizione. Dorando potrebbe non andare più al chiosco, ma «Io ho sempre lavorato con passione, provo piacere nel venire qui tutte le mattine, forse per questo mi hanno dato l’Ambrogino d’oro». Un tempo la clientela era tutta femminile, mentre oggi sono in prevalenza maschi, di mezza età, «secondo me tutti single», scherza Dorando. Le rosticcerie ormai hanno tutte chiuso, ed è un peccato, dice Dorando «perché la concorrenza vuol dire prima di tutto stimolo». Di recente hanno iniziato a finanziare l’Airc per la ricerca sul cancro; poi hanno aperto un piccolo negozio davanti al loro laboratorio, ma è solo una vetrina per lanciare le promozioni che fanno ogni mese su un prodotto diverso, a volte le lasagne, a volte il gateau di patate, altre ancora l’erbazzone, ciò che resta delle loro origini emiliane, a cui in fondo sono sempre rimasti legati. «Oggi anche se ho i miei anni sono un uomo contento, perché posso guardarmi indietro e vedere che mi sono sempre comportato bene con tutti, perché la gente bisogna trattarla bene. E il mio pollo me lo mangio ancora volentieri».

Proudly powered by WordPress