Tag: Antipasti

Ricetta Granita di mandorle siciliana

Ricetta Granita di mandorle siciliana

Il dolce ghiacciato che risale ai tempi della dominazione araba in Sicilia, con la tipica «brioscia» per la perfetta colazione siciliana

  • 350 g mandorle bianche
  • 250 g zucchero
  • 1 L acqua

Frullare 350 g di mandorle bianche con 250 g di zucchero e 1 litro di acqua.
Lasciare poi riposare il frullato per 2 ore, quindi filtrarlo e metterlo in gelatiera fino a ottenere la granita. In alternativa, versarlo in una ciotola e riporla in freezer. Mescolare ogni 15 minuti, fino a ottenere una consistenza omogenea.

Ricetta Sgombro e zucchine agrodolci con salsa alla senape

Ricetta Sgombro e zucchine agrodolci con salsa alla senape
  • 400 g filetti di sgombro
  • 5 zucchine
  • salvia
  • rosmarino
  • pinoli
  • scalogno
  • alloro
  • maionese
  • senape rustica
  • aceto di mele
  • olio extravergine di oliva
  • zucchero di canna
  • sale

Per la ricetta dello sgombro e zucchine agrodolci con salsa alla senape, mondate le zucchine, tagliatele a bastoncini, scottatele in una padella con un filo di olio per 2 minuti, quindi unite una foglia di salvia, una di alloro, un rametto di rosmarino e due cucchiai di pinoli, precedentemente tostati.
Mescolate, fate insaporire e sfumate con 3-4 cucchiai di aceto di mele; unite anche 15 g di zucchero di canna, fate evaporare l’aceto e proseguite
la cottura per un altro minuto. Mescolate 2 cucchiai di senape rustica con un cucchiaio di olio, mezzo cucchiaino di scalogno tritato finemente, un cucchiaio di maionese e un cucchiaio di acqua.
Per lo sgombro: cuocete i filetti di sgombro in una padella antiaderente con un filo di olio e un pizzico di sale dalla parte della pelle per 3-4 minuti, quindi voltateli, spegnete la fiamma e lasciateli riposare per 3-4 minuti. Serviteli con le zucchine agrodolci e la salsa alla senape.

Green pass per entrare al ristorante e al bar?

Green pass per entrare al ristorante e al bar?

In Francia, il presidente Emmanuel Macron ha imposto il green pass per contrastare la ripresa dei contagi. Mentre in Italia il dibattito è aperto, vediamo dove è obbligatorio

Il green pass per entrare nei ristoranti e nei bar? In Francia il presidente Emmanuel Macron lo ha già imposto per contrastare la ripresa dei contagi: Oltralpe la certificazione è diventata necessaria per accedere a ristoranti, bar, centri commerciali, treni e aerei.

Il modello francese ha convinto il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, secondo cui «è sicuramente una scelta giusta. Dovremmo farlo anche in Italia: non mi chiedete perché ancora non siamo partiti, io a Speranza l’ho detto tante volte». Secondo Sileri, il green pass va applicato «sul serio», perché «è un mezzo per non tornare indietro quando i contagi saranno più elevati».

L’altro sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, invece, la pensa diversamente: «Per quanto riguarda l’obbligatorietà del green pass, un conto è se parliamo di discoteche o stadi, ma per i ristoranti e i bar è eccessivo anche perché si introdurrebbe un elemento economico: pensiamo alla famiglia che va a mangiare una pizza e che costringiamo a pagarsi il tampone. Io credo che su questo sarei cauto», ha spiegato. «Poi se un ristoratore, liberamente, fa entrare solo i clienti vaccinati con il green pass è un altro discorso. Veicoliamo il messaggio che è importante vaccinarsi. Noi siamo più avanti rispetto alla Francia: abbiamo vaccinato il 43% della popolazione e loro il 36%».

Fra i partiti, i favorevoli al modello Macron sono M5s, Pd e Forza Italia (anche se ognuno con sfumature diverse), mentre gli apertamente contrari sono Lega e Fratelli d’Italia.

Una tendenza europea
Altri Paesi europei, d’altra parte, hanno già adottato lo stile francese: in Grecia, fino alla fine di agosto, solo le persone vaccinate avranno il permesso di entrare in luoghi chiusi come i centri di intrattenimento e i bar, oltre che i cinema e i teatri. Anche in Danimarca è richiesto il pass sanitario per entrare all’interno di ristoranti e bar. In Portogallo, dal 10 luglio, in 60 Comuni (fra cui Lisbona e Porto) i ristoratori sono obbligati a chiedere il certificato vaccinale per accogliere i clienti. In Spagna i vaccinati tra la popolazione giovane sono ancora pochissimi: nei locali senza spazi all’aperto vengono richiesti test all’ingresso, e i alcuni titolari stanno proponendo un pacchetto all inclusive con drink e tampone.

La Fipe: «È discriminatorio»
Assolutamente contraria all’ipotesi green pass nei ristoranti è la Fipe, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi. «La campagna vaccinale va sostenuta, incoraggiata e, possibilmente, velocizzata. Questa è la nostra migliore arma per un ritorno alla stabilità delle nostre vite. Quello che tuttavia non è accettabile è che, per raggiungere l’immunità di gregge, si finisca per penalizzare sempre le solite categorie», dice Roberto Calugi, direttore generale di Fipe-Confcommercio.

Proprio l’Horeca, a causa delle misure adottate per contrastare la diffusione della pandemia, è uno dei settori che ha subito i maggiori danni: ammontano a oltre 34 i miliardi di euro nel 2020 e a oltre 6 nei primi mesi del 2021 le perdite stimate per i pubblici esercizi, a 22 mila le imprese chiuse e a 243 mila i dipendenti che hanno perso il lavoro.

«I pubblici esercizi hanno pagato più di ogni altro settore nei 16 mesi della pandemia, sia in termini di perdita di fatturati che in termini di posti di lavoro. Andare ancora una volta a pesare sulle nostre attività significa compromettere la ripartenza e allontanare le migliaia di professionisti che stavano tornando pian piano ad avere fiducia e a mettere le loro competenze a disposizione dei locali. Se proprio si vuole percorre questa strada, che il vincolo del vaccino valga per ogni tipo di attività, dal teatro, alla palestra, al supermercato, a ogni altro luogo. Altrimenti è discriminatorio».

 

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