» Spaghetti cacio pepe e piselli

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Innanzitutto sbollentate i piselli per 2-3 minuti in acqua bollente, quindi scolateli e ripassateli velocemente in padella con sale e olio.
Nel frattempo calate la pasta, scolatela a metà cottura (conservando l’acqua di cottura) e aggiungetela ai piselli insieme a un po’ di acqua di cottura per farla finire di cuocere.

Create una cremina con 100 g dell’acqua di cottura della pasta, il pecorino e pepe a piacere.

Aggiungete la crema di pecorino alla pasta, mantecate bene e aggiustate di sale.

Gli spaghetti cacio pepe e piselli sono pronti, serviteli subito.

Perché si dice «Giovedì gnocchi»

Gnocchi, melanzane e feta

«Giovedì gnocchi». Questa espressione, che apparentemente sembra solo una simpatica affermazione, in realtà trae origine dal detto popolare: «Giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato trippa». Arriva dalla cultura popolare romana o, per meglio specificare, trasteverina.

Origini religiose

Il detto nacque per l’esigenza delle classi più povere di razionare il cibo e ottimizzarlo al meglio scandendo così i pasti della settimana. L’uso comune di preparare gli gnocchi di giovedì era dovuto alla necessità di mangiare un piatto sostanzioso e calorico in vista del giorno successivo, il venerdì, che da tradizione cattolica è “di magro”, ovvero di digiuno o astensione dal consumo di carne.

Così tradizionalmente a Roma di venerdì si mangiavano piatti a base di pesce, come ad esempio ceci e baccalà, piatto ancora oggi servito nelle osterie romane più antiche, che viene proposto rigorosamente al quinto giorno della settimana.

Il sabato poi era la giornata dedita alla macellazione della carne in vista del giorno festivo successivo. I ceti meno abbienti, che non si potevano permettere i tagli più nobili come bistecche, filetti o cosce, si compravano il cosiddetto “quinto quarto”, gli scarti come interiora, frattaglie e trippa. Questi ingredienti, cucinati sapientemente dalle donne di casa, diventavano una vera festa in tavola per tutta la famiglia! Basti pensare a succulenti piatti della tradizione come la trippa alla romana e la coda alla vaccinara.

Una poesia… del palato

Le origini del detto popolare probabilmente sono da ricondurre a metà Ottocento, poiché compaiono in una poesia in romanesco di un autore anonimo, che, oltre ai già citati giorni, consiglia i piatti anche per il resto della settimana: lunedì coda, martedì fagioli con le cotiche, mercoledì stufato e la domenica supplì di riso (citiamo testualmente) da «magnettene cento e dico poco!».

Sicuramente il costume di cucinare gli gnocchi di giovedì entrò poi a far parte della cultura gastronomica italiana durante il dopoguerra, quando le provviste ancora scarseggiavano ed era necessario riuscire a sfamare tutta la famiglia al meglio, cercando di spendere il meno possibile. Ricordiamoci anche che un tempo la maggior parte delle persone faceva lavori di fatica e quindi l’alimentazione doveva essere nutriente e calorica, a differenza di oggi. Quindi gli gnocchi erano preferiti proprio per essere un piatto abbondante ed energetico, che potesse “riempire” il più possibile.

La ricetta antica prevedeva di farli con acqua, farina, poche uova e tante patate. E voi come fate gli gnocchi? Oggi è giovedì, quindi: «Giovedì gnocchi».

Ecco alcune ricette per ispirarvi

ABBIAMO CUCINATO PER VOI

Gnocchi al pecorino con fave e pomodorini

ABBIAMO CUCINATO PER VOI

Gnocchi di ricotta, friggitelli e cipolla rossa

ABBIAMO CUCINATO PER VOI

Gnocchi di ricotta, verdure e prosciutto

ABBIAMO CUCINATO PER VOI

Gnocchi ripieni al culatello e coriandoli

ABBIAMO CUCINATO PER VOI

Gnocchi con sugo di faraona

ABBIAMO CUCINATO PER VOI

Gnocchi di albicocche

ABBIAMO CUCINATO PER VOI

Gnocchi, melanzane e feta

Gnocco fritto di mamma Myriam

Gnocco fritto di mamma Myriam
 


Vi ripropongo un post di tre anni fa, quello del gnocco fritto.

Come scrivevo in quel post, mia mamma è per metà di emiliana e per metà friulana e da entrambe le parti ha preso il meglio della cucina. Il gnocco fritto viene dalla parte emiliana e in casa nostra è sempre stata una festa quando lo preparava. Io non sarò mai brava come lei a cucinarlo ma tento lo stesso e ai miei assaggiatori di casa piace.
E’ semplice da preparare ed è bello condividerlo in una cena alla buona in famigli o fra amici.

Ingredienti

250 gr di farina
15 gr di lievito di birra
30 gr di strutto
1 cucchiaino di sale
strutto per friggere o a scelta olio

Procedimenti

Setacciare la farina e formare una fontana con un buco al centro dove metterete il sale, lo strutto e il lievito sciolto in poca
acqua tiepida. Iniziare ad impastare il tutto fino ad amalgamare gli ingredienti. Formare una palla liscia e lasciarla riposare per circa un’ora.
Stendere la pasta con il mattarello in una sfoglia alta circa 3 mm. Tagliare la sfoglia a rettangoli e rombi e tuffarne pochi pezzi per volta nell’olio o nello strutto bollente.
Friggere fino a quando la pasta si gonfia, sgocciolateli su carta da cucina e serviteli caldissimi.

N.B. Fatene in abbondanza perchè sono buonissimi anche il giorno dopo.

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