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» Minestra di carciofi – Ricetta Minestra di carciofi di Misya

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Innanzitutto pulite i carciofi: eliminate gambo, foglie più esterne, cime e barba centrale.
Quindi tagliateli a fettine sottili.

Metteteli quindi in una ciotola con acqua fredda e il limone tagliato in pezzi, in modo che non anneriscano.

Nel frattempo tritate la cipolla e fatela appassire in una casseruola con l’olio, quindi aggiungete i carciofi ben scolati e fateli insaporire per qualche minuto.
Pelate le patate, tagliatele a cubettini e aggiungetele nella casseruola.
Mescolate, salate e aggiungete acqua fino a coprire, quindi cuocete per circa 15 minuti.

Quando le patate saranno quasi fatte, unite il prezzemolo e calate anche la pasta.
Se necessario, aggiungete ancora un pochino di acqua calda.

Quando la pasta sarà cotta, aggiustate di sale e pepe e servite la vostra minestra di carciofi.

da Oriental i migliori prodotti del Sol Levante

da Oriental i migliori prodotti del Sol Levante

Il Giappone a Milano lo si trova in zona Buenos Aires, uno dei primi quartieri dove la “milanesità” ha imparato a convivere con altre culture e a farne tesoro. Tra le vie al riparo dal caos del Corso è un susseguirsi di aromi esotici: Africa, India, Turchia. La presenza dell’Oriente la si intuisce da alcune insegne. E da una vetrina che, al 25 di via San Gregorio, attira per il calore della luce e l’arredamento raffinato. Il negozio si chiama Oriental, un piccolo market asiatico aperto ormai da due anni. Una volta dentro è difficile non farsi prendere dal desiderio di sapere tutto, non solo della cucina, ma anche della cultura, delle abitudini, delle tradizioni giapponesi. Quei prodotti non sono lì solo per essere venduti: nell’esposizione si intuisce la trama di un racconto. Motivo della visita, una selezione di ingredienti, in edizione limitata, provenienti dalla regione dell’Hokkaido: funghi shitake, riso autoctono, salsa di soia, miso, alghe nori pescate a mano e un’acqua molto particolare.

Cosa c’è di così particolare in Hokkaido?

L’Hokkaido è l’isola più settentrionale dell’arcipelago giapponese. Un ecosistema incredibilmente intatto, fatto di vulcani, laghi, montagne e sorgenti termali. Qui il tempo sembra che scorra a una velocità diversa. Le persone invecchiano più lentamente e la natura conserva ancora buona parte della propria purezza. Da molti giapponesi è considerata un piccolo paradiso terrestre. Per i gastronomi una sorta di mecca, proprio perché, essendo l’ambiente incontaminato, le materie prime sono di una qualità eccelsa.

Ecco dove trovare il riso che usano gli chef stellati giapponesi

Alcune di queste oggi sono sugli scaffali di Oriental. Il riso è accomodato in una scatola. Dentro tre confezioni di altrettante varietà: la Yumepirika, premiata come la migliore del Giappone per tre anni consecutivi. «Là i premi contano tantissimo e in ogni settore, non solo in quello alimentare», spiega Andrea Calvo, che quel paese ormai lo conosce come le sue tasche. L’altra è la Oboroduki, che viene “coltivata a freddo”. Per questo contiene meno amilosio ed è indicata per chi ha problemi di glicemia alta. A completare il quadro c’è la Nanatsuboshi, ideale per fare il sushi, spesso usata nei ristoranti stellati del Sol Levante.

Miso, alghe, funghi shitake e un’acqua purissima

Tre le tipologie di miso: il Pirika, che contiene più riso del normale e quindi il triplo degli isoflavoni, che hanno un’azione antiossidante. Poi c’è Shiro, meno fermentato, pertanto meno sapido. E il Dashi, perfetto per le zuppe di pesce. Altra specialità il Moromi di melanzane, una salsa a base di miso a cui è stata bloccata la fermentazione e aggiunto dell’orzo. Il risultato è un sapore tra l’agrodolce e il pungente che si sposa alla perfezione con il cetriolo. Se volete assaggiare delle vere alghe selvagge, ci sono gli snack di Nori che racchiudono, in pochi centimetri quadrati, tutto il sapore delle acque cristalline dove vengono raccolte a mano. Ultima, ma non ultima, la Gaivota, un’acqua così pura che in Giappone viene utilizzata solo per fare il tè.

Da Oriental un angolo di Giappone a Milano

Se questi prodotti sono arrivati fino a Milano, il merito è di Andrea Calvo, il proprietario di Oriental, che è riuscito a siglare un accordo con la prefettura di Hokkaido e Finnair, vettore finlandese che si è fatto carico del trasporto. Tecnico ed educatore alimentare, Andrea è italiano, è sposato con una donna cinese e ha una figlia con un nome dal suono francese. A casa sua, se apri il cassetto delle posate «ci trovi più bacchette che forchette». Dopo aver vissuto in Cina per un paio di anni, è tornato in Italia per laurearsi in Scienze Gastronomiche all’Università di Pollenzo.

La qualità della materia prima di tutto

Lì ha conosciuto Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, e si può dire che, da quel momento, la sua vita non è stata più la stessa. Da lui ha appreso l’importanza della qualità della materia prima. Ma anziché concentrarsi sulla filiera locale, si è fatto guidare dal richiamo d’Oriente e dal 2011 ha iniziato a importare eccellenze asiatiche (per l’80% giapponesi, poi cinesi, thailandesi e coreane), selezionate al di fuori dei mercati convenzionali.

Ingredienti giapponesi, cucina italiana

A sceglierle è lui in prima persona, mentre il negozio è l’emanazione diretta dei suoi numerosi viaggi e della sua passione per l’Oriente. Se avete la fortuna di incontrarlo, fatevi guidare alla scoperta dei prodotti che affollano ordinatamente le mensole. Ma soprattutto fatevi svelare i segreti per declinare i vari ingredienti nelle ricette di tutti i giorni. Come, per esempio, quello di aggiungere un po’ di miso allo yogurt greco così da creare un’emulsione d’accompagnamento per il pollo alla piastra non solo saporita, ma anche ricca di proprietà nutritive.

Gemellaggio Giappone-Milano: un progetto a lungo termine

Quella con l’Hokkaido è solo la prima di una lunga serie – «si spera» – di gemellaggi con altre regioni del Giappone che Calvo vorrebbe attivare nei prossimi mesi e che farebbero arrivare a Milano prodotti rari, eccellenti e unici. Piccoli scrigni di sapore con cui creare un ponte, «un incontro e uno scambio tra due culture apparentemente lontane: Oriente e Occidente. Questa filosofia vuole diventare un manifesto, un nuovo modo di sperimentare, superando limiti e convenzioni. Fare innovazione in settori in continuo movimento è la sfida più grande», Andrea non ha dubbi.

Liquore al finocchietto selvatico: profumato e digestivo

Liquore al finocchietto selvatico: profumato e digestivo

Non tutti lo conoscono, eppure è un digestivo delizioso e dal gusto delicato che si prepara anche in casa. Ecco come farlo

C’è un liquore dal gusto fresco e dal profumo di erba appena tagliata, che ha un effetto super digestivo.
Non tutti lo conoscono, forse perchè si prepara con un ingrediente insolito che è il finocchio selvatico.
Provate a farlo in casa. Vi conquisterà!

Origini del liquore al finocchio

Il liquore al finocchio ha origini molto antiche ed è un prodotto tipico dell’Italia meridionale, in particolare della Puglia.
Probabilmente questa è una ricetta contadina tramandata da generazioni che si prepara con prodotti naturali, selvatici, che crescono spontaneamente nei campi.
Secondo altre fonti avrebbe invece origini ecclesiastiche. Quel che è certo è che si tratta di una ricetta tipica del sud Italia perché è qui che il clima è più favorevole alla crescita di queste piante.

Come riconoscere il finocchio selvatico

Il finocchio selvatico è una pianta spontanea dai fiori molto profumati.
Presenta un lungo fusto molto ramificato nella parte superiore che può arrivare ad un’altezza di 2 metri. È di colore verde chiaro e ha fiori gialli raggruppati in mucchietti.
Cresce in collina, ma solo dove il clima è mite, in genere vicino al mare.
Per preparare il liquore al finocchio vengono utilizzate le barbette, cioè le foglie dei finocchi, raccolte e poi lasciate essiccare.
Si possono utilizzare anche quelle fresche però, ed è proprio quello che vi suggeriamo di fare.
Ecco la ricetta.

Come fare il liquore al finocchietto selvatico

Ingredienti

300 g di foglie di finocchi selvatici
700 g di zucchero
1 l di alcol 95°
800 ml di acqua
1 cucchiaino di semi di finocchietto
1 limone non trattato

Procedimento

Mettete in infusione per almeno 10 giorni all’interno di un contenitore a chiusura ermetica l’alcol con le foglie di finocchio selvatico e i suoi semi schiacciati in un mortaio.
Ogni due giorni scuotete velocemente per mescolare bene i sapori.
Terminata la fase della macerazione, sciogliete lo zucchero in un pentolino con l’acqua fino ad ottenere uno sciroppo. Filtrate con un colino o una garza la parte alcolica per eliminare semi e foglie e mescolate tutto con lo sciroppo di zucchero, una volta freddo.
Chiudete il tutto ermeticamente per circa un giorno.
Imbottigliate in bottiglie di vetro e conservate per circa due-tre mesi.

Variante con i fiori

Esiste anche una variante di questo liquore che si prepara con i fiori della piante di finocchietto selvatico e non con le foglie.
Il profumo e il gusto sono leggermente più intensi, ma il sapore è molto simile.
Per prepararla basta sostituire le foglie con 150-200 g di di fiori e steli di finocchietto selvatico.

Conservazione del liquore

Come tutte le preparazioni alcoliche, anche il liquore al finocchio richiede un tempo di riposo.
Una volta pronto e imbottigliato, infatti, conservatelo in un luogo fresco e asciutto, non necessariamente in frigorifero, e consumatelo dopo circa due mesi in modo da far sedimentare bene tutti i profumi e i sapori.

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