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le Imperialine e i Perdigiorno di Gianni Rodari

le Imperialine e i Perdigiorno di Gianni Rodari

In occasione del centenario dalla nascita di Gianni Rodari, ecco i dolci che hanno creato in suo onore (e non solo)

Quando si giunge a Omegna, sulla cima del lago d’Orta, sembra di essere in una favola. Camminando per le sue vie, infatti, si susseguono profumi continui di dolci e biscotti che sfornano nelle varie pasticcerie, tra cui gli ultimi in onore di Gianni Rodari, in occasione del centenario dalla sua nascita, il 23 ottobre del 1920. E chissà se tutte le sue storie, dalla strada di cioccolato agli uomini di burro, hanno trovato ispirazione proprio qui, dalla geniale creatività dei pasticceri di Omegna o se, invece, sono loro a esser cresciuti a pane e Grammatica della fantasia.

Le Imperialine della Pasticceria Iraghi

Per gli omegnesi stessi il primo dolce simbolo della città sono senza dubbio le Imperialine. Presenti fin dal 1937, se oggi sono ancora tra noi è grazie a Marcello Daverio e alla sua Pasticceria Iraghi, che dopo averle scoperte è andato avanti a prepararle secondo la ricetta originale, tramandata solo oralmente. Le Imperialine sono dei piccoli biscotti (che ricordano vagamente le lingue di gatto) composti da due sottilissime sfoglie tonde, fatte con farina, burro, zucchero a velo e uova, unite poi tra di loro da una goccia di cioccolato che le distingue da tutte le altre; infine vengono confezionate ancora artigianalmente a mano, una a una. Nel tempo sono nate alcune imitazioni, da cui Marcello invita a diffidare, come è scritto chiaro e tondo tra le regole all’ingresso del locale. Per questo hanno deciso di depositare il marchio, in modo da essere gli unici sia a prepararle secondo l’antica ricetta segreta, sia a poterle chiamare così.

Imperialine
Imperialine.

Reginette, duchesse e damine

Ma questo non ha fermato l’inventiva dei pasticceri di Omegna. E si sa, agli omegnesi non manca di certo la fantasia! Così nel tempo sono nati anche altri biscotti e ogni pasticceria si è specializzata in una tipologia particolare: alla Pasticceria Zanardi, ad esempio, trovate le reginette, molto simili, ma con la crema di gianduia all’interno (e presente in quantità maggiore di una goccia); poi ci sono le duchesse o, ancora, le damine. E non è una favola di Gianni Rodari! Ma forse son tutti figli di quella sua inesauribile capacità e di arte unica di inventar storie, anzi in questo caso dolci, sempre con un’osservazione attenta e sensibile della realtà circostante. Tra questi, però, si differenziano gli ultimi ideati, quelli pensati e fatti proprio in onore dei cent’anni ormai trascorsi dalla sua nascita. Anche se Rodari resta uno scrittore, un poeta e un personaggio senza tempo.

I Perdigiorno di Gianni Rodari

Questa volta l’opera è della Pasticceria Jolly, situata proprio nel centro storico di Omegna, che in occasione del centenario ha voluto creare una ricetta del tutto nuova, un dolce dedicato solo ed esclusivamente a lui. Si tratta di piccoli biscottini a forma quadrata, preparati con farina di grano tenero, burro, zucchero, uova, latte, panna, limone, vaniglia e una granella croccante di nocciole. Si trovano sia sfusi che nella confezione speciale regalo. Il nome non dovrebbe lasciar dubbi: Giovannino Perdigiorno, infatti, è uno dei personaggi inventati da Rodari, protagonista del libro I viaggi di Giovannino Perdigiorno, una raccolta di quindici filastrocche, tra cui forse molti ricorderanno questa.

Giovannino Perdigiorno
ha perso il tram di mezzogiorno,
ha perso la voce, l’appetito,
ha perso la voglia di alzare un dito,
ha perso il turno, ha perso la quota,
ha perso la testa (ma era vuota),
ha perso le staffe, ha perso l’ombrello,
ha perso la chiave del cancello,
ha perso la foglia, ha perso la via:
tutto è perduto fuorché l’allegria!

 

» Risotto cacio e pere

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Innanzitutto preparate la crema di pecorino mescolando tra loro il formaggio grattugiato con pepe e abbastanza acqua fredda da creare una cremina densa.

Mondate le pere e tagliatene 1 a dadini.
Tagliate l’altra a fettine sottili e fatela rosolare in una padella antiaderente con una noce di burro: la userete per decorare il piatto.

Fate dorare lo scalogno tritato con un filo di olio, quindi aggiungete il riso e fatelo tostare leggermente.
Aggiungete le pere a dadini e fate insaporire tutto insieme per qualche minuto, quindi sfumate con il vino.

Una volta evaporato il vino, iniziate la cottura con il brodo, aggiungendolo poco per volta.
A fine cottura, mantecate con la crema di pecorino

Il risotto cacio e pere è pronto: impiattate, decorate con le fettine di pera caramellata (e, volendo, con qualche nocciola tostata) e servite.

Gnocchi ai porcini con sugo di vitello

Gnocchi ai porcini con sugo di vitello
  • 1 Kg Patate rosse
  • 750 g Punta di vitello
  • 500 g Funghi porcini freschi
  • 300 g Farina
  • 200 g Brodo di carne
  • 100 g Ricotta
  • 2 pz Uova
  • Cipolla
  • Sedano
  • Carote
  • Grana grattugiato
  • Vino bianco secco
  • Burro
  • Alloro
  • Rosmarino
  • Prezzemolo
  • Aglio
  • Sale
  • Pepe

Affettate una cipolla, 2 carote e 2 gambi di sedano. Salate e pepate la punta di vitello, ponetela in una pirofila con le verdure affettate, il brodo, uno spruzzo di vino, 2 foglie di alloro e un rametto di rosmarino. Infornatela a 180 °C per 1 ora e 30′.

Lessate le patate partendo da acqua fredda salata e cuocetele per 40-45′ dal bollore. Pulite e affettate i porcini; scaldate 40 g di burro con uno spicchio di aglio, una foglia di alloro; unitevi i funghi e cuocete a fiamma alta per qualche minuto, infine salate e pepate. Frullate e mescolate con 40 g di grana, la ricotta e un cucchiaio di prezzemolo tritato ottenendo il ripieno.

Pelate e schiacciate le patate, unite la farina e un uovo e impastate per qualche minuto. Seguite il procedimento qui a fianco per confezionare gli gnocchi. Sfornate la punta di vitello, filtrate il sugo e fatelo addensare sul fuoco. Cuocete gli gnocchi in acqua bollente salata; quando verranno a galla, scolateli e passateli in padella con una noce di burro e 40 g di grana. Conditeli con il sugo e serviteli.

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